RIBES è una rete per la comunità

La crisi del modello socio-economico del ‘900 ha messo in crisi il modello di Welfare, ma ancor di più ha fortemente indebolito i legami sociali nei nostri territori.

La Rete RIBES ha la volontà e le competenze per accompagnare soggetti Pubblici e Privati di un territorio nella progettazione di servizi capaci di dare concretezza ad un modello di Welfare “generativo”, costruito su legami di alleanza tra attori che si ritengono responsabili del Bene Comune.

La cooperative di RIBES, sono impegnate, nei territori in cui operano a sviluppare legami sociali, a sostenere forme di mutualizzazione del bisogno, a promuovere aggregazione ed associazionismo attraverso attività animative, consulenziali, formative.

La Rete RIBES produce inoltre servizi di comunità sia a supporto delle azioni di cura (segretariato sociale, mediazione culturale, sanità leggera e di territorio, co-housing, custodia sociale…) che delle realizzazioni di inserimenti lavorativi (servizi di pulizia, manutenzione aree verdi, giardinaggio e gestione di stazioni ecologiche, manutenzione appartamenti…).

Referente dell'area

Sandro Giussani
direzione@consorzioribes.com

F.A.Q. - Domande Frequenti

1. Cosa è la co-progettazione e quale esperienza ne avete ?

La crisi del sistema di Welfare State nato del secondo dopoguerra, crisi non solo economica, ma sociale ed istituzionale, ha portato a studiare nuove e più efficaci ed efficienti forme di relazione tra i diversi soggetti chiamati a progettare e realizzare le politiche sociali, anche attraverso “strumenti procedurali e metodi di lavoro che tengono conto delle regole di trasparenza ed imparzialità proprie dell’agire delle pubbliche amministrazioni e allo stesso tempo si avvalgono delle conoscenze e valorizzano le esperienze dei soggetti privati, in particolare di quelli del terzo settore che hanno fatto del valore sociale il principale cardine del fare impresa “ (1)

Con la l. 328/2000 si prevede che “alla gestione e al’offerta dei servizi provvedono soggetti pubblici nonché, in qualità di soggetti attivi nella progettazione e nella realizzazione concertata degli interventi, organismi non lucrativi di utilità sociale, organismi della cooperazione, organizzazioni di volontariato, associazioni ed enti di promozione sociale, fondazioni, enti di patronato ed altri soggetti provati” (2)

Il successivo DPCM applicativo demanda alle Regioni “l’adozione di specifici indirizzi per promuovere il miglioramento della qualità dei servizi e degli interventi anche favorendo forme di coprogettazione promosse dalle amministrazioni pubbliche che coinvolgano attivamente i soggetti del terzo settore per l’individuazione di progetti sperimentali e innovativi al fine di affrontare specifiche problematiche sociali” (3)

La prima sperimentazione di coprogettazione significativa viene avviata dal Comune di Lecco nel 2006 ed ha per oggetto l’ampio settore delle politiche Sociali e Familiari

Con la Dgr 1353/11, la Regione Lombardia  inserisce la co-progettazione tra quelle sperimatazioni “… di nuovi modelli gestionali nell’ambito della rete dell’unità d’offerta sociali e socio-sanitaruie…con lo scopo di riconoscere l’innovazione e la diversificazione dei modelli organizzativi e delle forme di erogazione dei servizi e degli interventi sociali, di promozione del benessere comunitario e di riconoscere e sostenere la crescita qualitativa e le capacità di offerta delle organizzazioni del terzo settore in modo che esse possano concorrere, sempre più efficacemente, alla progettazione e realizzazione degli interventi di pubblica utilità…” (4) dgr 1353/11 cap. 4.3.).

Nello specifico questo “accordo procedimentale” “rappresenta lo strumento giuridico idoneo all’instaurazione di rapporti fra Ente Pubblico ed enti non profit che intendano svolgere la propria funzione di pubblica utilità al fine di attuare unità d’offerta innovative e sperimentali”. Enti non profit che devono preferibilmente dimostrare possedere “il radicamento nel territorio e il legame organico con la comunità locale di appartenenza finalizzato alla costruzione di rapporti con i cittadini, con i gruppi sociali e con le istituzioni…” e che “sono chiamati a partecipare, in un ottica di rete multilaterale, non solo alle tradizionali attività di gestione e di offerta dei servizi, ma anche alle fasi di pianificazione, organizzazione, gestione e valutazione dei sistemi territoriali integrati di interventi e servizi alla persona….” Assumendo  “un ruolo attivo rischiando risorse proprie e soluzioni progettuali” (5)

La co-progettazione è un modo di procedere (un accordo “procedimentale”), un processo virtuoso che si richiama al principio della sussidiarietà. Non deve fermarsi, come qualsiasi gara d’appalto, alla sola selezione del “fornitore” (esclusività/concorrenza) per i servizi che l’amministrazione intende acquistare. Disegna invece il procedere di una co-gestione tra amministrazione e privato caratterizzata da valutazione e riprogettazione continua, dalla messa in comune delle proprie risorse e dalla volontà e capacità di ampliare man mano (inclusività/cooperazione) la partecipazione di altri attori del territorio.

L’ analisi della esperienza diretta fatta in questi anni ci portano a riconoscere ed affermare con forza alcuni dei possibili vantaggi insiti nel metodo e nello strumento della co-progettazione:

Costante monitoraggio e re-innovazione progettuale: riteniamo infatti che la co-progettazione  sia un processo che non si esaurisce nella individuazione del/dei soggetto/soggetti “idonei alla coprogettazione” ma prosegue con una seria e continuativa azione di monitoraggio e di riprogettazione. Da un lato questo favorisce la costruzione condivisa di conoscenza a partire da “teorie e parole agite”, la individuazione di scenari e progetti innovativi, un rinnovato slancio della azione politica perché non si pieghi solo ad “adattare” abiti sempre più rigidi e più stretti. Dall’altro questo deve permettere nuove forme di relazione e collaborazione con i fruitori delle risposte di welfare e le loro famiglie, con tutta la fatica, per altro indispensabile ormai, di modificare approcci consolidati e legittimi disorientamenti.

Conseguente progressiva inclusione nella regia e nella realizzazione di quanto coprogettato e ri-coprogettato degli attori di volta in volta più competenti (efficienza), radicati (efficacia), vicini al problema (sussidiarietà)… si deve lavorare perché la rete degli operatori coinvolti nella realizzazione di quanto coprogettato aumenti nel corso degli anni, ridistribuendo responsabilità, incarichi e risorse…curandone i legami. Partendo dalle RETI SOCIALI, nei modi e nelle forme che le comunità hanno saputo costruire e che talvolta hanno solo bisogno di essere rese più competenti professionalmente ed anche politicamente

Quindi forte e flessibile integrazione tra le risposte con possibilità di modificarne di volta in volta le connessioni tra le stesse per mantenere la centralità sulla persona.

Possibilità di una presa in carico della persona: continua nel tempo, integrale per una buona e dinamica qualità globale di vita, coinvolgente il mondo vitale ed i legami vitali di quella persona (maggiore qualità, riduzione della cronicità, rallentamento degli aggravamenti)

Migliore accessibilità (per tempi, per costi, per “cura” della persona e della sua famiglia) a servizi importanti che hanno lunghe liste di attesa (nel pubblico) o costi eccessivi (nel privato). La filiera di servizi della nostra rete è una risorsa assolutamente accessibile: NPI, logopedia, psicomotricità, psicoterapia, consulenza geriatrica, ecc. ecc.

Flessibilità conseguente nella destinazione dei flussi economici sui bisogni più urgenti o sui nodi della rete maggiormente beetweenes (ovvero capaci di essere ponte di collegamento più veloce, con minori passaggi, tra il maggior numero di altri nodi)

Con inedite possibilità di economie di scala, flessibilità di riposta, maggiori coperture del bisogno. (miglioramento della efficienza economica)

Emersione e disponibilità di nuove risorse prodotte dall’azione di legame: tra persone (una comunità più attiva), tra servizi, tra organizzazioni od anche possibilità di essere punto di riferimento per territori più ampi e di inserirli, se lo desiderano perché ne riconoscono il valore, nella progettualità avviata. (miglioramento della efficacia)

Coprogettare significa innestare la risposta/servizio dentro un progetto di vita (attivazione dei destinatari nell’essere protagonisti dei propri progetti/progressi di buona vita, adeguatamente sostenuti da funzioni di welfare orienteering ) e questo dentro un progetto di comunità e questo dentro una visione culturale e politica della società (nel recente convegno ASL  “Dove eravamo rimasti…”  del dicembre 2014 è stata rimarcata ancora una volta dai vari interlocutori la necessità di affiancare alla diagnostica ed alla tecnicalità scientifica ed agli standard strutturali e gestionali la “promozione culturale”).

Attrae investimenti strutturali: il modello dei tanti piccoli appalti (pensiamo al proliferare di appalti per assistenza scolastica o domiciliare promossi dai singoli comuni), frammentando in modo eccessivo l’azione delle Imprese Sociali e delle loro reti, oltre che moltiplicare costi generali, non valorizza le filiere di risposte già presenti ed impedisce nei fatti il loro investimento strutturale su un territorio.

La coprogettazione: la partnership tra pubblico e terzo settore, Ugo De Ambrogio, Cecilia Guidetti, ed. Carrocci Faber 2016

Legge 8 novembre 2000, n. 328 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”, art.1, comma 5

DPCM 30 marzo 2001, “Atto di indirizzo e coordinamento sui sistemi di affidamento dei servizi alla persona ai sensi dell’art. 5 della legge 8 novembre 2000, n. 328”, art. 1, comma 2

Dgr 1353 25 febbraio 2011, “Linee guida per la semplificazione amministrativa e la valorizzazione degli enti del terzo settore nell’ambito dei servizi alla persona e alla comunità”, paragrafo 4.3.

Idem

2. Dove posso approfondire il tema della “generatività” ?

Al momento propongo quattro riferimenti

L’Archivio delle Generatività dell’Istituto Don Sturzo

Vincere la povertà con un welfare generativo. La lotta alla povertà. Rapporto 2012,  Fondazione E. Zancan, Ed Il Mulino 2012

Generativi di tutto il mondo unitevi ! Manifesto per la società dei liberi, M.Magatti – C. Giaccardi, Ed, Feltrinelli 2014

Buono è giusto. Il welfare che costruiremo insieme, J. Dotti – M. Regosa, Ed. Luca Sossella 2015

In particolare invito a visitare l’archivio sulla generatività che raccoglie storie di imprese, di associazioni, di cooperative e idee di studiosi e di esperti caratterizzate dalla  loro capacità di imprimere una forza innovativa e creativa. L’iniziativa è raccontata dal sito www.generativita.it nel quale sono descritti i sette criteri per la generatività, ovvero:

1. Valore e intrapendenza: la generatività è dismisura, dono, disponibilità a sopportare il rischio e la fatica di una scommessa mai garantita. In quanto disponibilità a spendersi creativamente per qualche cosa di bello, di buono e di vero, la generatività dà forma e concretezza al valore mentre lo afferma.
2. Innovazione e mobilitazione: Quale sguardo inedito sul mondo, essa trascende il dato di fatto, aprendo così strade innovative che sono capaci di mobilitare e valorizzare risorse umane e strumentali diffuse, non ancora impiegate o disperse.
3. Fedeltà e fiducia: radicata in un terreno che la precede e aperta ad un futuro che la supera, la generatività non si stanca di ricostruire le condizioni della fiducia, investendo su legami e significati condivisi attorno a un filo di senso che comprende azioni, narrazioni, pensiero e esperienza.
4. Affettività e desiderio: via per dare corpo al desiderio di realizzazione, di pienezza, di realtà, la generatività muove la passione e l’affettività, ci apre agli altri e al mondo e ci libera dalla prigione di noi stessi e dalle angustie della situazione presente.
5. Adeguatezza e riformismo: generare implica compromettersi con il mondo, non per accettarlo così com’è, ma per cambiarlo dall’interno, un po’ per volta. Nel rendere ciò che viene generato adeguato al mondo, la generatività trasforma dal basso, e in continuità con una storia di cui è parte, le forme istituzionali della vita sociale
6. Sensibilità e sostenibilità: la generatività è sensibile al mondo circostante, di cui riconosce le potenzialità ma anche le fragilità. Attenta a non sfruttare il contesto sociale e ambientale, essa se ne prende cura, esprimendo così una forma di veglia e vigilanza, una premura sull’umano.
7. Resistenza e sacrificio: la generatività non fugge il conflitto ma lo attraversa; non si arrende di fronte alle difficoltà né si scoraggia per i fallimenti, che possono anche aiutare a riaggiustare a direzione. Sollecitata dalla contingenza che le viene incontro, essa cerca di imprimere una spinta di rinascita dentro la realtà, che “rende sacra” attraverso la dedizione e l’impegno.

I Servizi sul Territorio

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